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Il cane in ufficio? Per noi è sì.

Condividere lo spazio di lavoro con un animale (diverso dal collega) è una pratica che si va diffondendo. Noi la testiamo quotidianamente e ne siamo entusiasti: il perché ve lo raccontiamo qui.

La nostra è, per scelta, un’azienda pet friendly. Prima ancora che la scienza confermasse i benefici del dividere la postazione con le proprie bestiole, noi sperimentavamo la convivenza tra specie diverse (e no, non stiamo parlando dei soci).

Oggi quasi tutto lo staff di 365 gradi ospita in casa animali da compagnia (anzi, nel caso delle socie Chiare sono loro stesse gli animali da compagnia dei propri gatti), anche se per ragioni logistiche solo uno ha finito per diventare ospite fisso dell’ufficio: ladies and gents, siamo lieti di presentarvi il nostro Fonzie.

Fonzie è un bulldog francese di 5 anni. È piovuto tra le braccia di Francesca dopo la prematura dipartita di Matley, la nostra prima mascotte ufficiale, e Francesca, che sa riconoscere un segno del destino quando ne vede uno, non ha esitato ad acchiapparlo al volo. Dopo qualche settimana di convivenza, Fonzie prendeva il sole sdraiato sull’asciugamano assieme al fidanzato di Francesca, ed era diventato l’ombra della sua nuova mamma umana.

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In quanto ombra la segue anche in ufficio, ha il suo divano privato – anche se non disdegna di frequentare quello della sala d’attesa – e mangia in enormi ciotole personalizzate.

Il suo contributo al benessere generale è innegabile: durante il giorno si divide con imparzialità tra i diversi uffici, segue con passione interviste telefoniche e operazioni commerciali, collabora agli incontri di formazione e stimola i presenti a compiere esercizio fisico portandolo a spasso.

Vero team-builder, partecipa con entusiasmo ai pranzi comunitari: lo si può vedere mendicare bocconcini ora da uno, ora dall’altro commensale, e la sua tenacia è tale che si rassegna solo quando l’ultimo ha abbandonato il tavolo. Trotterella allora fino al suo giaciglio, dove si accomoda con aria infelice.

Mai tanto infelice, comunque, come quando viene lasciato fuori dalla stanza nella quale si svolgono i colloqui di lavoro: si sdraia sul tappeto, ventre a terra e orecchie flosce, e rimane a fissare la porta in attesa che la sua amata torni a lui. E quando finalmente l’uscio si apre e Francesca riappare, Fonzie per qualche istante riesce a farci ricordare che, in fondo, è davvero un cane: salta, scodinzola, guaisce, addirittura galoppa.

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Tutto perfetto, dunque? Quasi. Perché anche Fonzie un piccolo difetto ce l’ha: alla presenza del socio Rigamonti si emoziona talmente da… lasciarsi scappare manifestazioni gassose della sua gioia. Ma dal momento che siamo una società seria, tra il rinunciare al socio Rigamonti e il rinunciare a Fonzie abbiamo trovato un valido compromesso: apriamo preventivamente le finestre, raggiungendo tra l’altro il doppio obiettivo di ricambiare l’aria e ossigenare i cervelli.

Se quindi vi state chiedendo se accogliere anche voi un Fonzie in azienda, il nostro suggerimento, del tutto gratuito, è senz’altro sì. Spalancategli le porte (e le finestre) con la massima tranquillità: non ve ne pentirete.